Parrocchia SS. Giovanni Battista e Irene 

Veglie (LE)


“Mia buona Madre Maria, Tu sola, dopo Gesù,
sarai sempre l’amore mio e la speranza mia.
Haec mea maxima fiducia est, haec tota ratio spei meae”.

Mons. Adolfo Verrienti nacque a Veglie il 3 giugno 1871. Da giovane, mentre frequentava con profitto i corsi di studio nel liceo Palmieri di Lecce, si recava quotidianamente nel Seminario vescovile di Lecce per assistere alle lezioni di formazione religiosa. Questa inclinazione non era sfuggita all’occhio della madre Luisa che, nel settembre del 1888, moribonda, all’ età di 58 anni, quando Adolfo ne contava appena 17, e non vestiva ancora l’abito ecclesiastico, chiama a se il cognato don Pasquale, arciprete di Veglie e Vicario generale di Ostuni, e gli affida questo delicato incarico: “Sono sicura – diceva – che il Signore vuole Adolfo sacerdote: lo lascio a te e te lo raccomando perché riesca un sacerdote santo”. Fu così che nello stesso giorno in cui conseguiva a pieni voti la licenza liceale (ottobre 1890) vestiva l’abito talare ed entrava nel Seminario di Lecce. Nel luglio del 1983 riceve l’Ordine del Diaconato. Il 19 maggio 1894 viene consacrato sacerdote da S.E. Mons. Luigi dei Conti Zola. Compiuto il corso teologico nel Seminario di Lecce si iscrive alla facoltà teologica dell’Università Gregoriana di Roma dove, il 25 maggio 1897, consegue, summa cum laude, la laurea in sacra teologia e filosofia e due anno dopo, l’8 luglio 1899, quella in diritto canonico.

Tornato in Patria cominciò prima come professore nel seminario di Lecce, poi rettore nel seminario di Gallipoli e, da ultimo, nella città di Brindisi, quale vicario generale di Mons. Morando ed in morte di questo, di Mons. Trama.

In seguito al trasferimento di Mons. Cecchini alla sede arcivescovile di Taranto, era rimasta vacante la diocesi di Altamura e di Acquaviva, il Santo Padre Pio X, allo scopo di provvedere a queste due Chiese, pose l’occhio sul sacerdote Verrienti e, dietro il preventivo accordo intervenuto tra le due Autorità, l’ecclesiastica e la governativa, lo nomina Vescovo titolare di Calinda e Prelato Ordinario delle Chiese arcipretali palatine di Altamura e Acquaviva delle Fonti. Al Decreto reale del 23 giugno 1910 segue il 28 agosto successivo la solenne consacrazione episcopale nella Chiesa di S. Agostino a Roma. L’11 settembre 1910 la solenne consacrazione nel Duomo di Lecce.

Il 26 settembre 1910 Mons. Verrienti faceva ingresso in Acquaviva; visitò la Cattedrale e salì sul palazzo prelatizio, senza che né il Capitolo, né la popolazione si fossero accorti di niente; la modestia e il silenzio lo accompagnarono sempre.

L’episcopato gli procurò ineffabili consolazioni, ma gli riserbò anche grandi amarezze. Abituato a guardare Dio in tutte le circostanze della vita, accettò con grande animo tanto le une quanto le altre. Spesse volte venne minacciato di morte, non solo con lettere minatorie, ma anche con ordigni messi sotto al trono per farlo saltare in aria in tempo di pontifica bile: diabolico attentato che il Signore, nella sua misericordia, sventò, senza che nulla trapelasse nel paese dove era stato architettato.

Si cercò di metterlo in cattiva luce presso il Re e presso le autorità politiche come anti monarchico e come anti italiano.

Tutti gli attacchi non riuscirono a scalfire la sua rettitudine, che fu sempre la norma della sua vita. La sua fibra comunque non poteva, nella continua lotta, non rimanere scossa; e se a tutto ciò si uniscono le sofferenze personali e quelle prodotte dalle morti di quattro dei suoi familiari, ci spieghiamo il venir meno delle forze che lo costrinsero, il 18 maggio 1929, a inviare alla Santa Sede la lettera di rinuncia al governo delle due Diocesi. L’11 giugno 1929 Mons. Verrienti lascia per sempre Acquaviva.

Della Chiesa di Acquaviva Mons. Verrienti si ricorderà nelle sue disposizioni testamentarie donandogli la preziosa Croce Pettorale, il pastorale e la mitria.

Ritiratosi nella quiete della sua casa, non volle rimanere inerte; ancorchè libero dalle cure della Diocesi e alleggerito da ogni responsabilità, attendeva continuamente a confessioni, cresime, pontificali, esercizi a comunità religiose, quaresimali. Veglie era diventata come una città capo Diocesi con il Vescovo, suo proprio figlio, tra le sue mura.

A Mons. Verrienti tuttavia non era sufficiente l’attività e lo zelo sacerdotale; voleva chiudere la sua gloriosa esistenza terrena con un atto di sublime carità, che è la sintesi della sua elettissima vita, e con un gesto degno delle grandi anime fondò, nel suo palazzo un Asilo Infantile per i bambini di Veglie, che affidò alle benemerite Suore d’Ivrea e legò tutto il suo patrimonio per la vita dello stesso.

Mons. Verrienti muore a Veglie nelle prime ore di venerdì 15 gennaio 1932.

( da “Veglie – spigolature di vita religiosa” )